Il progressivo smantellamento della rete ospedaliera italiana continua a produrre effetti devastanti. Dal 2011 al 2023 sono stati chiusi 115 Pronto Soccorso e servizi DEA, un dato allarmante che conferma la crisi strutturale del Servizio Sanitario Nazionale. A lanciare l’allarme è Alfredo Sepe, Segretario regionale Confsal e Fials Emilia-Romagna: “I numeri parlano chiaro: in dodici anni abbiamo perso oltre cento unità di Pronto Soccorso, passando da 808 a 693 strutture operative. È inaccettabile parlare di razionalizzazione mentre i Pronto Soccorso italiani sono al collasso, con pazienti costretti ad attendere per ore o addirittura giorni su barelle, in condizioni disumane”.
Sepe punta il dito contro l’assenza di una rete di medicina territoriale efficace: “Il continuo afflusso di cittadini verso i Pronto Soccorso è la naturale conseguenza di una medicina territoriale debole, abbandonata da anni. Il personale sanitario, ogni giorno, lavora in prima linea in condizioni estreme, sottoposto a turni insostenibili e sempre più esposto a rischi fisici e psicologici, anche a causa delle aggressioni in aumento. La situazione è diventata insostenibile”.
Il sindacalista sottolinea come le risposte finora messe in campo siano largamente insufficienti: “Il rinnovo del contratto collettivo nazionale è sicuramente atteso, ma da solo non può risolvere una crisi così profonda. Servono investimenti seri, strutturali, e soprattutto serve il coraggio politico di rimettere al centro la sanità pubblica e la tutela dei lavoratori. Se non interveniamo subito, rischiamo di perdere non solo professionisti preziosi, ma anche la fiducia dei cittadini nel Servizio Sanitario Nazionale”.