La manovra sanità 2026 prevede un incremento di sei miliardi di euro per il Servizio Sanitario Nazionale. Una cifra importante, che sulla carta punta a rafforzare personale, prevenzione, ricerca e assistenza territoriale. Tuttavia, le misure annunciate rischiano di restare un intervento parziale, se non verranno accompagnate da una riforma strutturale che restituisca dignità e stabilità al lavoro sanitario.
Assunzioni e attrattività della professione
Le 12.000 nuove assunzioni previste rappresentano un segnale positivo, ma non bastano a colmare anni di carenze. Oggi la sanità pubblica soffre non solo per la mancanza di organici, ma per la perdita progressiva di attrattività della professione: turni massacranti, responsabilità crescenti e stipendi fermi da troppo tempo.
Finché non si affronterà questa realtà, ogni nuovo ingresso rischia di essere solo un rimpiazzo temporaneo in un sistema che continua a perdere energie e competenze.
Indennità e condizioni di lavoro
Gli aumenti delle indennità di specificità e di esclusività, pur necessari, non risolvono il problema di fondo. Lavorare nella sanità pubblica non deve diventare una forma di resistenza. Serve una revisione organica dei contratti, un piano di valorizzazione delle carriere e un ripensamento complessivo del rapporto tra Stato, Regioni e professionisti. Sul fronte della prevenzione e della medicina territoriale, gli investimenti previsti segnano un passo avanti. Ma, come accade troppo spesso, la vera domanda resta chi farà questo lavoro. Senza personale stabile, formato e motivato, nessuna riforma potrà diventare concreta.
La questione farmaceutica
Manca, inoltre, un intervento deciso sul tetto di spesa farmaceutica, questione cruciale che da anni grava sul sistema. Ignorare questo aspetto significa rinviare ancora una volta la ricerca di un equilibrio tra sostenibilità economica e diritto all’accesso alle cure. In sintesi, la manovra 2026 va nella direzione giusta ma resta incompleta. Il finanziamento aggiuntivo è un punto di partenza, non un punto d’arrivo.
Un passo avanti, ma non la svolta
Se davvero si vuole rafforzare la sanità pubblica, bisogna agire su due fronti: rendere il lavoro sanitario attrattivo e garantire una governance capace di trasformare le risorse in risultati tangibili. Oggi più che mai servono politiche che non si limitino ad aumentare i fondi, ma che restituiscano visione, fiducia e continuità a chi ogni giorno tiene in piedi il sistema sanitario nazionale.