Quando parliamo di sanità e legge di bilancio, le risorse sono insufficienti. Il Governo ha annunciato due miliardi di euro aggiuntivi per la sanità nella prossima legge di bilancio. Una cifra che, letta così, sembra imponente e rassicurante. Ma dietro i titoli dei giornali si nasconde una realtà diversa: la gran parte di queste risorse non è realmente libera, ma già vincolata a spese obbligatorie e progetti in corso, a partire dal PNRR.
I fondi promessi e la realtà dei vincoli
Il segretario nazionale UGL Salute, Gianluca Giuliano, ha ricordato come, al netto di questi vincoli, rimanga solo una quota residuale, stimata intorno ai 500 milioni, da destinare alle esigenze concrete del personale e alle attività sanitarie aggiuntive. È qui che nasce la contraddizione più evidente. In un sistema che soffre da anni una cronica carenza di organico, invece di pianificare nuove assunzioni stabili e un serio piano di rafforzamento delle dotazioni, si continua a percorrere la strada degli incentivi per straordinari e attività supplementari. Una soluzione tampone che non riduce il carico di lavoro, ma lo accresce. Così, il personale già provato viene spinto a fare sempre di più, senza che questo si traduca in un miglioramento strutturale della qualità dell’assistenza.
Emergenza personale e carichi insostenibili
La conseguenza è un modello di sanità fondato sull’emergenza permanente, che logora chi lavora nei reparti e mette a rischio la sicurezza e l’umanizzazione delle cure. Questo porta un problema evidente tra sanità e legge di bilancio, le risorse sono insufficienti. Gli stipendi restano tra i più bassi in Europa, i contratti sono fermi, e le nuove generazioni guardano altrove, alimentando un esodo professionale che priva il nostro Paese di competenze indispensabili. Servirebbe ben altro coraggio politico. Bisognerebbe chiarire subito, con trasparenza, quali fondi siano effettivamente disponibili e destinabili a nuove misure.
La sanità pubblica ha bisogno di scelte coraggiose
Occorrerebbe scegliere la via delle assunzioni stabili, rinnovare i contratti, investire sul personale e pianificare un disegno nazionale che rafforzi ospedali, medicina territoriale e presidi nelle aree più deboli. Senza questa visione, ogni annuncio resta vuoto, incapace di restituire credibilità al servizio sanitario pubblico. Non servono slogan né promesse da vetrina, ma scelte concrete e strutturali. Se davvero la politica intende difendere il diritto alla salute dei cittadini, è arrivato il momento di smettere di giocare con le cifre e di ascoltare chi, ogni giorno, tiene in piedi il sistema con fatica e dedizione.