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Per la sanità il tempo è scaduto

Alfredo Sepe su abolizione vincolo di esclusività professioni sanitarie

Per la sanità il tempo è scaduto. Meno di quattro mesi ci separano dalla scadenza della norma sull’abolizione vincolo di esclusività per le professioni sanitarie non mediche. Dal Governo nessun segnale. Nessun atto. Solo silenzio. È un comportamento che non possiamo accettare. L’abolizione del vincolo di esclusività professioni sanitarie non è un dettaglio tecnico: è una scelta di sistema che riguarda il futuro del Servizio Sanitario Nazionale. Quella misura non era un favore a qualcuno. Era un passo di buon senso: permettere agli operatori di lavorare anche in libera professione, trattenere competenze, ridurre le liste d’attesa, dare ossigeno a ospedali e servizi territoriali. Ignorare oggi la necessità di rendere strutturale l’abolizione del vincolo di esclusività professioni sanitarie significa indebolire l’intero sistema.

Quali scelte politiche fare

In poche parole spingere tanti professionisti a lasciare il pubblico. Non serve una proroga in extremis. Serve una scelta politica chiara e definitiva: trasformare questa sperimentazione in una legge stabile. È l’unico modo per dare prospettiva a chi lavora in sanità e per garantire ai cittadini un servizio efficiente. Lo abbiamo detto in ogni sede e lo ripeto qui: entro il 31 dicembre il Governo deve intervenire. Ogni giorno di attesa è un danno per lavoratori e pazienti. La sanità non vive di promesse. Vive di fatti. Se la politica continuerà a girarsi dall’altra parte, porteremo questa battaglia ovunque.  Fino a quando non sarà riconosciuto un diritto che è anche un interesse del Paese: garantire professionisti motivati, servizi più efficienti e il rispetto del diritto alla salute.

Sull’abolizione vincolo di esclusività professioni sanitarie

La battaglia per l’abolizione non è una rivendicazione di categoria, ma una necessità per l’intero sistema Paese. Significa riconoscere il valore di chi garantisce cure e assistenza ogni giorno, offrendo condizioni di lavoro che evitino la fuga di competenze e permettano di affrontare le criticità strutturali della sanità pubblica. Restare fermi vuol dire accettare il declino del Servizio Sanitario Nazionale e tradire la fiducia di milioni di cittadini. Per questo chiediamo che il Governo agisca ora, senza altri rinvii: il tempo delle attese è finito, quello delle decisioni è già iniziato.

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