Condividiamo le osservazioni del Ministro della Salute Orazio Schillaci. Quest’ultimo evidenzia che l’inappropriatezza di molte prescrizioni è una delle cause che alimentano il problema delle liste d’attesa. Ma questo non è affatto l’unico fattore da affrontare.
La continua richiesta di esami e controlli, spesso suggeriti dai medici di medicina generale per evitare discussioni con i pazienti, finisce per saturare le agende e allungare in modo insostenibile i tempi di accesso alle prestazioni. Tuttavia il vero nodo resta la gravissima carenza di personale sanitario. Anche se negli ultimi anni sono stati fatti dei passi avanti con nuove assunzioni, il Servizio Sanitario Nazionale continua a soffrire per la mancanza di risorse umane. Questo limite mette in crisi anche la medicina territoriale, che invece dovrebbe essere il primo presidio per alleggerire la pressione sugli ospedali e snellire l’intero sistema.
I dati parlano chiaro: entro la fine del 2024 solo 485 Case di Comunità avevano avviato servizi rispetto alle 1.717 previste, poco più del 28%. Ancora più preoccupante è la situazione delle Case di Comunità hub, quelle con servizi completi e personale medico e infermieristico presente tutti i giorni, e delle spoke, aperte 12 ore al giorno per sei giorni a settimana. Ne sono operative appena 46, un misero 3% di quelle programmate. Non va meglio per gli Ospedali di Comunità: solo 124 sono attivi rispetto ai 568 previsti, pari a circa il 22%.
Oltre alla scarsità di personale, pesa anche la mancanza di una vera cultura della salute tra i cittadini. Serve educazione sanitaria sin dalla scuola per responsabilizzare le persone. Oggi invece c’è poca consapevolezza e un uso eccessivamente facile delle prescrizioni da parte dei medici di famiglia. Ciò finisce per incidere sulle liste d’attesa.
L’intelligenza artificiale potrà certamente offrire un supporto per migliorare la gestione delle richieste. Così come è necessario intervenire con decisione sulla riforma della medicina generale per ridurre i tempi di attesa. Ma il problema principale resta sempre lo stesso: senza investire seriamente sugli organici, senza assumere più professionisti, il Servizio Sanitario Nazionale non potrà mai essere davvero riformato.